Direzione Pankow

Berlino, S9, più o meno all’altezza di Treptower Park:

“Io credo che l’architettura vada considerata alla stregua di un vino. Una buona architettura invecchia bene, come un buon vino. Anche se un bel palazzo non è ben curato, invecchiando risulta quasi sempre piacevolmente decadente. Una cattiva architettura invecchia in fretta e male. Insomma, va ad aceto”

Alessandra continua a guardarmi attraverso gli occhiali da sole. Inclina leggermente la testa.

E dopo questa considerazione intelligente, posso disattivare il cervello per il resto del fine settimana.

Viel spaß,

F&A

Essere retrò-cool a Mitte (ma anche a Prenzl’berg).

Altro che The O.C. o Dawson's Creek (anche se è iniziato negli anni 90, ma alla fine di questi ultimi e quindi non vale)

Pensate ancora che il top del top dell’essere alla moda è il revival dei terribili anni 80? Vi sbagliate, il vero trash è appartiene agli anni 90. Gli anni di Beverly Hills, Take That, pantaloni a vita alta, maglie oversize, giubbini di jeans, camicia fuori dai pantaloni e tute in 100% poliestere LUCIDO. Il muro era caduto ed i giovani sognavano la California anche nelle desolate lande brandenburghesi.

A Berlino, la capitale europea della moda di strada, piena di stilisti emergenti e di veri fashion addicted strampalati, questa cosa l’hanno capita da tempo. Procurarsi questo vestiario non è facilissimo. Bisogna svuotare le cantine di queste reliquie oppure andare a cercare queste chicche per mercatini dell’usato e nei famigerati negozi Humana (i negozi della Caritas che vendono gli abiti dismessi).

La città pulula di party con uno strettissimo dress code anni 90 (“mit dem schlimmsten aus den 90ern” come citava un bigliettino pubblicitario) e molte persone adottano questo stile nella vita di tutti i giorni. Volete un esempio? Ascoltate (e ammirate) questa meravigliosa canzone dei Durags. E rimpiangete le vostre Reebok Pump gialle/verdi/arancio. O yeah, yeah!

Ale & Fede.

Un Robin Hood postmoderno

Rubare è un reato, credo, quasi ovunque. A volte si da una giustificazione morale al ladro, come nel caso Robin Hood. Egli, narra la leggenda, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Nel caso in questione, ci troviamo difronte ad una persona che ruba ai ricchissimi e malvagi per dare a sé stesso. Ancora più nello specifico, 2,5 milioni di euro. In questo caso, si tratta di una nuova forma di eroe o semplicemente di un ladro, magari peggiore dei ricchissimi e malvagi derubati. Di cosa sto parlando?

Una talpa svizzera ha rubato i dati di circa 1500 evasori fiscali tedeschi che hanno sottratto al fisco un cospicuo ammontare di  denaro, per un valore di circa 400 milioni di euro di tasse non pagate. Poi ha pensato bene di proporre uno scambio al governo tedesco. Il cd in cambio di 2,5 milioni di euro.

Il governo tedesco, senza esitazione (ma tra qualche polemica) ha deciso di pagare la talpa e acquistare il cd contenente i dati.

Una decisione pragmatica, non c’è che dire. Qualcuno teme che questo possa far si che si ripetano episodi simili.

Proviamo un attimo a immaginare un episodio simile in Italia. Ok, cancellate la mia ultima frase. Noi li premiamo. Gli evasori, intendo.

Un abbraccio fraterno,

Federico.

Induzione alla riflessione e successi scolastici

” L’appello che io faccio ai giovani è questo:
di cercare di essere onesti, prima di tutto.
La politica deve essere fatta con le mani pulite.
Se c’è qualche uomo politico che approfitta della politica
per fare i suoi sporchi interessi,
deve essere denunciato.”
(Sandro Pertini)

La lunghissima lista del post precedente è la causa/risultato del mio malumore recente. Spiegare la nostra condizione a chi, almeno in apparenza, si trova a vivere in un Paese definibile come civile e conforme a quasi tutti i canoni della democrazia occidentale è difficile.Proprio come è difficile sopportare le continue frecciatine di svizzeri, svedesi, danesi (…) che, dalle loro isole d’oro ti guardano con sincero sarcasmo ed esclamano “Beh, se Berlusconi è stato eletto tre volte ed ha dalla sua la maggioranza degli italiani, allora forse vi piace…”; “Quella bionda là può piacere a Berlusconi”; “Gli italiani sono mafiosi” e mi permetto di intonare un’ ode all’originalità dell’ultima affermazione.

Il 24 febbraio ricorre l’anniversario di morte di Sandro Pertini.Molto probabilmente ne parleranno in pochi.

Ma come fare a spiegare il processo di disinformazione, diseducazione ed amoralità che il Paese che mi ha fatto nascere ha intrapreso negli ultimi vent’anni?Provo ancora a capirlo. Nel frattempo ho scritto qualcosa in un compito per casa (Hausaufgabe) che può fungere da allegro e leggero chiarimento.Eravamo chiamati a scrivere una storia originaria delle nostre terre usando il passato remoto.Piuttosto che ricorrere a Collodi o De Amìcis (che merita di essere chiamato De Àmicis per sempre, per quel che mi riguarda) ne ho scritta una io.Più che di un inedito si tratta di una rielaborazione di una storia scritta, ahimè, oltre vent’anni or sono. Ve la allego in tutte e due le lingue per farmi vanto della mia immensa capacità linguistica.

Das Böse Kind Silvio
Es war einmal ein böses Kind. Sein Name war Silvio. Berlusconi Silvio. Er war sehr reich, trotzdem verkaufte er seine Hausaufgabe an seine Freunde.
Er wollte ein König werden, aber in Italien gab es keine Monarchie. Deshalb wollte er Präsident werden. Aber die Italiener waren noch nicht alle Idioten. “Was kann ich machen?” dachte das böse Kind. Er hatte eine sehr gute Idee: “Ich kann viele Fernsehsender gründen. Mit viele schönen Mädchen. Immer Spass und keine Kultur!”
Er ging zu seinem guten Freund Bettino Craxi und sie machten einen Plan. “Mit meinen Fernsehern, vielen Mädchen und einem sehr schlechten Schulsystem kann ich alles erobern!”
Es war ein Erfolg! Fast ganz Italien war sehr zufrieden ohne Arbeit, ohne Haus aber mit einem Auto und einem Handy.
Ich kann die Mädchen der ganze Welt haben und in Italien gibt es viele Kommunisten!”
Er wurde total verrucht, aber die Italiener konnten das nicht verstehen. Sie waren alle in ihren Autos , mit ihren Handys und den Jungen Mädchen im Fernsehern beschäftigt.
Viele junge Leute hatten keine Zukunft. Wie ich.
Alle flogen in andere Länder. Wie ich.
Das böse Kind Silvio war immer zufrieden und, vielleicht, ich auch…

Il bambino cattivo Silvio
C’era una volta un bambino cattivo. Il suo nome era Silvio. Berlusconi Silvio. Era molto ricco, ma nonostante ciò, vendeva i suoi compiti ai suoi amici.
Lui voleva diventare un re ma in Italia non c’era nessuna Monarchia. Perciò volle diventare presidente. Ma gli italiani non erano ancora tutti idioti. “Cosa posso fare?” pensò il bambino cattivo. Ebbe una buonissima idea: “Posso aprire molte TV, con tante belle ragazze. Solo divertimento e nessuna cultura!”
Andò dal suo buon amico Bettino Craxi e pensarono a un piano. “Con le mie televisioni, tante ragazze ed un cattivissimo sistema scolastico posso conquistare tutto!”
Fu un successo. Quasi tutta Italia era felicissima, senza lavoro, senza casa, ma con una macchina e un cellulare.
Io posso avere tutte le ragazze del mondo e in Italia ci sono un sacco di comunisti!”
Diventò totalmente pazzo ma gli italiani non potevano accorgersene. Erano tutti impegnati nelle loro auto con i loro cellulari e le giovani ragazze in TV.
Molti giovani non avevano futuro. Come me.
Tutti scapparono in altri Paesi. Come me.
Il bambino cattivo Silvio fu sempre felice e, forse, anch’io…
Non c'è stato nessun voto, sotto al foglio c'era solo scritto "Super Idee!"