Hartz IV e prese di coscienza

When there’s nothing left to burn
you have to set yourself on fire

(The Stars, “You Ex-Lover is Dead”)

Il mondo è un posto difficile in cui vivere. Perché tu puoi decidere di scappare, di emigrare, di nasconderti o, come dice Fedefigo di „ritirarti a vita privata“ ma se sei medaglia d’oro di seghe mentali (tipo me) non c’è posto in cui si possa andare per evitarle.
Forse le donne, specie quelle ipotiroidee, sono più predisposte all’autolesionismo psicologico ma io ho bisogno di qualcosa di concreto che mi permetta di liberarmi la mente. Chessò, una discussione, un incidente, una bastonata in fronte o, come è successo ieri, un incontro in fila a uno sportello.

Partiamo dal principio.
Sono miserabile (in termini economici, eh, non ho niente a che fare con Victor Hugo) quindi lo stato ha deciso di versarmi un po’ di denari.
Tutto ciò comporta, giustamente, tutta una serie di rotture infinite. Vogliono sapere che fai qui, quanto guadagni, con chi vivi, che programmi hai, quante volte a settimana carichi la lavatrice e se ti piace o no Amici di Maria De Filippi. Tutto questo previa documentazione ufficialte che ci si procura sbattendo come pazzi in millemila uffici diversi sfoderando tutte le conoscenze più approfondite del verbo germanico. In più devi dimostrare, sempre giustamente, che stai cercando attivamente un lavoro più redditizio ed hai l’obbligo di lasciare il territorio tedesco SOLO seguendo un calendario di 20 giorni annui e SOLO dopo aver comunicato la cosa per via uffciale.
Tutto questo mi ha resa molto stressata e un po’ triste perché prendere l’Hartz IV (così si chiama il sussidio) mi fa sentire un po’ come quelli che, muniti di torcia, si mettono a cercare le bottiglie nei cestini della munnezza.
Ad ogni modo ieri ho incontrato un saggio sottoforma di cittadino Turco di mezza età.
In fila all’ Ausländerbehörde mi fa:
„Posso sedermi qui vicino a te?“
„Sì, certo. Prego.“
Mi chiede da dove vengo, cosa faccio lì e che programmi ho.
Ad ogni mia risposta segue, come per un cortese voler ricambiare, un racconto della sua esperienza in merito.
Poi: „Ah, sei di vicino Napoli. Sei mafiosa?“
„Beh, purtroppo no, pare che quelli facciano una bella vita. Di sicuro guadagnano più di me“.
Allora con tutta la sincerità che possa scaturire dal cuore di un individuo mi dice:
„Non dire così e non essere triste. Non c’è niente di più importante nella vita della salute e dell’amore e tu hai tutti e due. Sei in una posizione perfetta, hai tutti i mezzi per andare dove vuoi.“
Sembra una frase di una banalità disarmante ma era quello che desideravo sentire e che mi serviva per scuotermi.

Grazie Ali il turco, ti ho voluto bene in quei 10 secondi più di quanto tu possa credere.

Alessandra

Letteratura tedesca for dummies

Una delle cose che mi mancava dell’Italia (una delle poche) era il poter comprare libri. Ovviamente esiste Amazon, ma a me piace anche il pre-acquisto, l’andare in libreria, il perdere tempo a scegliere il libro prescelto, il sedersi nel primo Cafè ed iniziarlo a leggere. Purtroppo a Berlino è difficile comprare libri in italiano: le sezioni nella nostra lingua delle librerie sono ridicole sia per dimensione che per scelta degli autori (domina Fabio Volo). Leggo spesso e con piacere in Inglese, soprattutto gli autori che provengono dai paesi anglofoni, però ultimamente mi sono deciso a comprare qualcosa in tedesco. Ed ecco che mi imbatto nel libro “Russendisko” di Wladmir Kaminer, di cui non mi ricordo quale insegnante ci raccontò la storia. Kaminer è un emigrante come noi, ha imparato il tedesco in maniera quasi rocambolesca ed è diventato in seguito uno degli animatori culturali della città. Quale scelta migliore di un emigrante che è poi diventato un autore (in lingua tedesca) di successo? Senza contare il fatto che è anche diventato un dj famoso nonchè il proprietario del celeberrimo Kaffee Burger, sede di tante sbronze a base  di vodka liscia.

Il libro è autobiografico, racconta della sua emigrazione dopo la caduta del regime sovietico nella effervescente Berlino degli anni ’90. Il libro si lascia leggere con piacere ed è pieno di aneddoti e personaggi assurdi che popolano la capitale tedesca. Ma cosa più importante, non è eccessivamente ostico anche per una capra come me.

Se volete interessarvi a Berlino e al come si è arrivati al meltin’pot attuale, è una lettura consigliata. Credo si trovi anche in Italia. Oppure potreste ordinarlo su Amazon!

Federico.

Scontate verità che troppo scontate non sono mai.

E nce ne costa lacreme st’America
a nuje Napulitane!

Miei cari,

riprendo in mano questo blog dopo un periodo di difficoltà oggettiva. Come succede ai migliori mi ritrovo in un periodo di crisi personale dovuto ad un rallentamento clamoroso del mio percorso di realizzazione. Il tutto può anche essere letto così: „Non sto quasi lavorando più, non ho una lira e non trovo un altro lavoro. A Natale ho incartato pacchetti di fazzoletti di carta per tutti.“

Se la parola d’ordine è resistere io l’ho fatto ubriacandomi con il glühwein corretto perché, diamine, siamo sempre a Natale! Questo è l’espediente che uso quando la dose massiccia di beghe (seghe) mentali è talmente alta da impedirmi una corretta analisi circa il mio stato mentale. L’ alcol cancella il processo di masturbazione cerebrale, si sa, ma voi non fatelo perché fa male alla salute! Sono arrivata alla conclusione che, per quanto possa star male e in allerta, non riesco ad essere infelice perché questo è il risultato di un percorso che mi ha portato un sacco di belle cose, oltre a questa, e che io ho scelto.

Appunto, io.

Da quando siamo qui è aumentato il numero di persone che conosco che vogliono trasferirsi a Berlino. Una premessa doverosa da fare è che Berlino l’abbiamo scelta per diverse ragioni, anche queste frutto di ragionamenti meramente personali. Innanzi tutto ci siamo sentiti a casa dalla prima volta in cui vi abbiamo messo piede, parlo di cinque anni fa. Inoltre, essendo una città molto economica, ci ha permesso di soggiornarvi per un certo periodo senza lavorare ed investendo nella nostra formazione, necessaria a restare qui.

Detto questo è altrettanto necessario spiegare cose già dette ma che è importante ribadire:

  1. Non puoi vivere appieno né (assolutamente) lavorare in un posto di cui non conosci la lingua. Non mi stancherò mai di ripeterlo, in Germania si parla il tedesco. Vuoi vivere qui? Imparalo!
  2. Berlino è una città affascinante ma piena di limiti. Uno fra tutti il lavoro. Il fermento nel campo è al minimo e, sebbene il settore dei mini job sia piuttosto fiorente, resta difficile trovare un’occupazione degna di questo nome. Mi riferisco al salario fisso, ferie e contributi pagati, tredicesima…. Questa è una città che ha tantissimo da offrire, basta non mirare alla ricchezza.
  3. Non è umano vivere con il solo sussidio di disoccupazione. Seppure mangi tutti i giorni sarai destinato, per forza di cose, ad essere una persona un po’ arida. Accontentarsi è un male e, seppure non si trova il lavoro dei sogni, è importante almeno provare e sforzarsi di essere felici.

Sono due cosette semplici ma sostanziali. È bene tenerle in mente se non si vuole andare incontro a grosse difficoltà.

Dalla mia, l’unico vero consiglio che mi sento di dare è questo:

Non scegliete di trasferirvi in una città solo perché è di moda al momento o perché ha dato fortuna a qualcuno che conoscete. Nei lmiti del possibile cercate di viaggiare, informarvi, siate curiosi. Restate sempre allerta e quando avrete sentito che il momento è arrivato perché avete davvero trovato “casa” allora non esitate. I grossi ostacoli che sarete costretti ad affrontare resteranno sempre un prezzo troppo basso da pagare se in cambio otterrete ciò che volevate. Perché le cose che vi regalano avranno sempre meno valore di quelle che avrete ottenuro lottando.

Vi amo

Alessandra

Das ist Berlin #2

Cos’è per te Berlino?

Il Berliner Morgenpost lo chiede ai suoi lettori, lanciando una campagna pubblicitaria che pone l’accento sulla tolleranza della città. Una simpatica cameriera con una t-shirt che suonerebbe in italiano “Mancia, o chiudi il becco!” e il sottotitolo “A Berlino lo si dice più rude di come lo si intende”, una giovane coppia lesbica a Mauerpark con tanto di figlioletto “A Berlino una famiglia non deve sembrare una famiglia”, delle donne di origine turca a Tiergarten (qui il gioco di parole fa leva su un serial tv, “Drei Damen vom Grill”, ed in italiano non vi direbbe niente) che si riuniscono per la classica grigliata domenicale estiva.

Per me Berlino è una città che mi ha accolto, a volte parlandomi in maniera brusca, a volte con una gentilezza inaspettata. Una città dove non mi sono mai sentito giudicato ma sempre considerato come essere umano. Un enorme casino dove puoi trovare spazi di pace assoluta. Dove c’è sempre troppo da fare ma qualunque cosa tu faccia ti fa sentire parte di una comunità. Ho bestemmiato i tuoi marciapiedi ghiacciati e sorriso guardandoti di notte. Una città di cui ami le cose brutte di più delle cose belle, che anzi fa leva sulle sue imperfezioni per conquistarti. Insomma mi ci trovo proprio bene, non so se si è capito!

Federico

P.s. Spero di tornare a scrivere più assiduamente, ma il lavoro mi assorbe molto ultimamente.

Dimenticavo: il link all’articolo  http://www.morgenpost.de/berlin/article1378441/So-wirbt-die-Berliner-Morgenpost.html

WM2010 – L’inevitabile post sul mondiale

Come si vive il mondiale in Germania? Di sicuro non a casa.

Possibilmente si va dove ci sono i megaschermi in piazza, come al Fanmeile vicino alla Porta di Brandeburgo

L’alternativa sono i mille schermi all’aperto sparsi nella città. Inoltre quasi tutti i bar e kneipe offrono la possibiltà di seguire la partita in compagnia di amici e di più birre. Insomma, l’importante è stare insieme. Questa voglia di vivere collettivamente il modiale è nata abbastanza di recente, mi dicono. Il tifo per la nazionale è ostentato in mille maniere: bandierine di plastica da fissare sotto il finestrino, bandiere alla finestra, magliette e… vuvuzela. Un imprenditore tedesco ha fiutato l’affare ed ha importato quantità industrali dell’ignobile strumento, in versione nero-rosso-giallo. È venduto dovunque. A 2,99 €

La cosa che mi è piaciuta di più è stato il vedere tante persone (soprattutto giovanissimi), di evidente origine etnica diversa, tifare per la Germania. La stessa DFB è un potpourri di giocatori di origine diversa: Özil, Boateng, Podolski, Klose, Gómez, Cacau, Trochowski, Aogo, Khedira, Marin… La cancelliera Merkel non ha mancato di sottolineare che questa nazionale portava alla ribalta la nuova identità della Germania, multiculturale ed aperta.

Certamente non manca qualche imbecille  che vede nell’ostentazione della bandiera un ritorno al nazionalismo. Addirittura ho letto di alcuni anarchici (mica estremisti di destra!) che hanno rotto le scatole a persone di origine turca perchè esponevano la bandiera. Ma dico io, cosa c’è di male nell’essere fieri della propria squadra? Il calcio quando è vissuto così, in maniera sana, vuol dire anche aggregazione, condivisione e integrazione.

Spesso capita di vedere sui balconi più bandiere. Ci sono molte coppie formate da una o entrambi i componenti provenienti dall’estero. Magari con bambini nati qui. Questo è il risultato:

Insomma, a parte il fatto che ci hanno preso in giro maledettamente (ma noi facciamo di peggio con i Francesi) ed il fatto che non riescano ad ammettere di essere ROSICONI come tutti noi popoli mediterranei, è un piacere vivere il mondiale qui. Ecco le foto del quarto di finale Inghilterra-Germania, che ho seguito alla Kulturbrauerei:

Ebbene si, abbiamo chiesto l’aiuto di mastu’Bob!

Lo so, ho promesso di scrivere un post da molto tempo, però davvero non ho avuto tempo. Siamo ancora in un cantiere aperto, però la nostra casa da tugurio si sta trasformando in un posto molto carino. Mettere su casa in così poco tempo partendo da niente è davvero dura, molto più delle mie peggiori previsioni, ma è davvero una soddisfazione veder prendere forma un’idea iniziale. Ho anche iniziato a lavorare (evviva!) e sono contento ed impegnatissimo a capire come muovermi nel nuovo ambiente. Il tutto è molto stimolante da molti punti di vista, anche se molto impegnativo.

Ale sta finalmente applicando le conoscenze acquisite da anni di Pet Society (un gioco dove tu sei un animaletto di specie indefinibile, con una casetta da arredare minuziosamente e relazioni sociali da mantenere. Quando visiti gli amici ricevi dei soldi da investire in mobili e arredi: magari la vita funzionasse così!)

A presto con le nostre mirabolanti avventure nel nostro nuovo Kiez fuori dal tempo.

Normali abitanti di Friedenau, di domenica mattina. Ok, la foto non è recentissima, ma sono loro. Intendo, proprio questi nella foto.

un abbraccio,

Federico.

La mia metà non è mai stata una persona prolissa quindi provvederò io ad entrare nel dettaglio.

Lasciatemi spiegare, in breve, la situazione degli affitti qui a Berlino. Prima di partire siamo stati tratti parecchio in inganno da falsi miti, del tipo: “Ma si, trovare casa è facile, è pieno di case vuote, tempo una settimana e la trovate!” WRONG! Cioè, no. Lo dico con fermezza, soprattutto per quelli che ci leggono ed hanno intenzione di seguire il nostro esempio. Non è facile come non è facile vivere in un posto di cui non conosci la lingua.

Pare, infatti, che sia stato sport locale di qualche anno fa stabilirsi in appartamenti per un paio di mesi, non pagare l’affitto e andarsene da un’altra parte. Ragion per cui hanno reso quasi impossibile renderti affittuario. Di conseguenza, non hai un lavoro stabile? Scordati la casa. Hai debiti in Germania? Scordati la casa. Sei brutto e puzzi? Non fa niente, basta che mi firmi 20 formulari che attestino dettagliatamente che pagherai con regolarità. La frase chiave è: “Dammi 3 buste paga e spera”.

Ragion per cui è facile se hai un lavoro con stipendio fisso sennò sei fottuto. Federico ha un lavoro a stipendio fisso. Da due settimane.

Il tutto ha fatto sì che noi accettassimo la possibilità di trasferirci in una catapecchia che ha per proprietario un italiano. Il suddetto loculo è sito in un quartiere incantevole. Non c’è un centimetro quadrato privo di alberi. Ha il solo neo di essere abitato da ultranovantenni.

Mio padre è venuto in soccorso. Il loculo sta prendendo i tratti tipici nostri e del quartiere. Appena finiamo (tra un paio di mesi) avrete le foto del prima e dopo.

Con amor, Alessandra

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